INDICE

 

 

INDICE DELLE TAVOLE............................................................................. 3

PREMESSA................................................................................................... 5

ABBREVIAZIONI......................................................................................... 9

CAPITOLO 1............................................................................................. 11

1.1 Le origini della città di Cesena................................................. 11

1.2 Curva Caesena............................................................................ 14

CAPITOLO 2............................................................................................. 23

2.1 La diffusione del Cristianesimo.................................................. 23

2.2 La diffusione del cristianesimo a Cesena............................... 25

CAPITOLO 3............................................................................................. 57

3.1 La Cattedrale............................................................................... 57

3.2 La Cattedrale di Cesena........................................................... 76

CAPITOLO 4............................................................................................. 85

4.1 La diocesi di Cesena: le chiese cittadine.............................. 85

4.2 I centri plebani.............................................................................. 91

CAPITOLO 5........................................................................................... 111

5.1 La pieve nel territorio della diocesi di Cesena................... 111

5.2 Le pievi cesenati........................................................................ 124

5.3 Le dedicazioni............................................................................. 132

CAPITOLO 6........................................................................................... 141

Le pievi nel territorio pianeggiante della antica diocesi di Cesena           141

6.1 La pieve di S. Giovanni in Superclo. (Scomparsa)............ 141

6.2 La pieve di San Vittore in Valle.............................................. 144

6.3 San Bartolomeo Apostolo in Tipano..................................... 154

6.4 La pieve di San Mauro in Valle............................................... 157

6.5 La pieve di Santa Maria di Ronta......................................... 162

6.6 La pieve di Santo Stefano in Pisignano............................... 169

6.7 La pieve di San Pietro in Cerreto. (Scomparsa)................ 178

6.8 La pieve di Sant’Agata. (Scomparsa)................................ 181

6.9 La pieve dei Ss. Andrea e Giovanni in Ruffio..................... 185

6.10 La pieve di Santa Maria in Bulgaria................................... 187

CAPITOLO 7........................................................................................... 193

Le pievi della fascia collinare........................................................ 193

7.1 La pieve di S. Maria / S. Martino in Calisese........................ 193

7.2 La pieve di San Tommaso a Paterno o in Domnicalia... 201

7.3 La pieve di Santa Maria Annunziata in Monte Reale.... 209

7.4 La pieve di S. Stefano in Monte Aguzzo.............................. 214

7.5 La pieve di S. Pietro in Solferino. (Scomparsa).................. 216

CONCLUSIONI....................................................................................... 221

BIBLIOGRAFIA....................................................................................... 225

FONTI....................................................................................................... 241

 


INDICE DELLE TAVOLE

 

 

CAPITOLO 1

Tav. I: “Cesena e il suo territorio”.

Tav. II: “Ubicazione degli insediamenti preistorici e protostorici nella pianura cesenate”.

Tav. III: “Curva Caesena nella Tavola Peutingeriana”.

Tav. IV: “Carta storica dell’agro cesenate in età romana”.

Tav. V: “Ipotesi ricostruttiva degli assi stradali secanti il centro di Cesena”.

CAPITOLO 2

Tav. VI: “Le antiche diocesi dell’Italia settentrionale”.

Tav. VII: “La diocesi di Cesena”.

Tav. VIII: “Cronotassi dei vescovi di Cesena”.

CAPITOLO 3

Tav. IX: “Ubicazione e dedicazione della cattedrale di Cesena”.

Tav. X: “Pianta della città di Cesena”.

CAPITOLO 4

Tav. XI: “Cesena Sacra secoli VII- XIV”.

Tav. XII: “Centri plebani in rapporto a viabilità e idrografia”.

Tav. XIII: “Centri plebani e strutture insediative fortificate”.

Tav. XIV: “Emilia-Romagna: Pievi e diocesi (secoli X-XIV)”.

Tav. XV: “Antica provincia ecclesiastica ravennate”.

CAPITOLO 5

Tav. XVI: “Temi ornamentali di chiese romagnole”.

Tav. XVII: “Diocesi di Cesena (sec. XIII-XIV)”.

Tav. XVIII: “La diocesi di Cesena: ubicazione della cattedrale e delle pievi (secoli X-XIV)”.

Tav. XIX: “Pievi rurali e cappelle dipendenti secc. X-XIV”.

CAPITOLO 6

Tav. XX: “S. Vittore in Valle: Pianta, prospetto nord ed est”.

Tav. XXI: “Prima rappresentazione planimetrica della zona di Tipano”.

Tav. XXII: “Piantina della pieve di S. Bartolomeo in Tipano”.

Tav. XXIII: “Piantina della pieve di S. Mauro in Valle”.

Tav. XXIV: “S. Maria in Ronta: Pianta, sezioni trasversali e longitudinali”.

Tav. XXV: “Veduta esterna”.

Tav. XXVI: “Pianta della pieve di Santo Stefano in Pisignano”.

Tav. XXVII: “S. Pietro in Cerreto: localizzazione della pieve”.

Tav. XXVIII: “Tavola dell’antico Rubicone”.

Tav. XXIX: “Gli insediamenti di S. Agata e delle Venciglie”.

Tav. XXX: “Localizzazione della pieve di S. Agata”.

Tav. XXXI: “Progetto di ristrutturazione e ampliamento della chiesa di Ruffio”.

Tav. XXXII: “L’edificio della pieve di Bulgaria”.

CAPITOLO 7

Tav. XXXIII: “Piantina delle pieve di S. Maria in Calisese”.

Tav. XXXIV: “Pianta della pieve di S. Tommaso in Paterno.

Tav. XXXV: “Localizzazione delle pievi di S. Stefano in Monte Aguzzo e S. Pietro in Solferino”.


PREMESSA

 

 

L’obiettivo primario del presente lavoro è stato quello di delineare un quadro possibilmente completo ed esaustivo della diffusione del cristianesimo nel territorio dell’antica diocesi di Cesena nel periodo compreso tra il Tardoantico ed il Medioevo, e verificare quali documenti di questa evangelizzazione siano ancora presenti oggi, purtroppo in molti casi rimaneggiati e ben lontane dalla loro originale condizione.

Per conoscere e per capire come e in che modo sia avvenuta la nascita del primo nucleo cristiano sia attorno alla Cattedra del Vescovo entro la città, sia nelle zone circostanti oltre le mura urbane, si è innanzitutto trattato nell’introduzione storica della fondazione della città di Cesena e dello sviluppo nel territorio limitrofo. Risultava necessaria infatti una premessa storica per capire ed interpretare gli avvenimenti che hanno caratterizzato la città e i suoi abitanti. Un altro fattore che fin dalle sue origini sembra aver influenzato la città sono state anche le caratteristiche del territorio sul quale essa è sorta.

 

La storia di Cesena ha origini antichissime, con i suoi insediamenti preistorici e protostorici, testimoniati anche da alcuni reperti archeologici. Lungo tutto il corso delle varie età dell’evo antico, anche per Cesena ci sono stati cambiamenti, con un passaggio dall’attività agricola, all’allevamento, alle attività stanziali come la lavorazione della ceramica; la dominazione umbra così come quella gallica hanno lasciato tracce evidenti nella vita della città: sembra che lo stesso nome della città di Cesena sia di origine umbra. I Romani nei primi tempi estesero il loro dominio nella zona (Gallia Cisalpina) con la fondazione della città di Rimini (268 a.C.). Inizia per Cesena un periodo nuovo; la città, indicata con il toponimo Curva Caesena, acquista importanza perché, seppure ancora arroccata nel colle Garampo, è posta comunque lungo il tragitto della via Emilia; il territorio circostante la città viene definitivamente bonificato e appoderato secondo il sistema di centuriazione romana, ancora visibile oggi. Risalgono però soprattutto all’ultimo periodo imperiale i ritrovamenti archeologici di epoca romana.

 

Cesena deve soprattutto a Ravenna la diffusione del cristianesimo nel suo territorio: i primi nuclei di vita cristiana riguardarono comunque la città, in quanto centro di vita politica, culturale, commerciale, di scambio frequente di popolazione. In realtà la diffusione del cristianesimo cominciò a manifestarsi quasi all’improvviso, e con un certo ritardo rispetto agli altri centri della Romania, nel 603. Segue la lunga e controversa cronotassi dei vescovi di Cesena, fra i quali risulta importante ricordare il vescovo Mauro.

Risale al 1042 il primo documento che riguarda la vita comune del clero a Cesena e la formazione del Capitolo del Duomo, che, nonostante le divergenze di studi, doveva essere collocato sul colle Garampo. Anche per quanto riguarda le altre chiese cittadine, difficile è risultata la loro elencazione: il Monasterium Sancti Laurenti et Zenoni, la Basilica di S. Maria del Monte, la Chiesa di S. Croce, S. Martino in strata o in fossa.

Per quanto riguarda quindi lo studio della città vera e propria e la diffusione del cristianesimo nel suo interno, ampia é la bibliografia che, soprattutto a livello storico, è stato possibile ritrovare. Numerose inoltre sono le pubblicazioni che anche molto recentemente (ad es. “La storia della chiesa di Cesena”), hanno portato alla luce problemi vecchi e nuovi ed hanno cercato, attraverso nuove ricerche, di dare risposte alle tante domande che ancora sussistono. Sono state inserite alcune tavole per chiarificare e schematizzare quanto si è preso in considerazione e, in alcuni casi, solo ipotizzato, visto che ben poco è ancora oggi visibile.

 

Diversamente è accaduto per tutta la serie di pievi che si sono diffuse nel territorio circostante la città: esse sono state un notevole centro di diffusione del cristianesimo e, allo stesso tempo, di aggregazione delle popolazioni all’interno delle frazioni in cui sorgevano. Lo sviluppo del fenomeno plebano ha interessato quindi grandemente il territorio della diocesi di Cesena, e ancora oggi in maniera molto evidente è possibile osservare numerose di quelle chiese distribuite in due direzioni: da una parte le pievi della pianura sorte nel territorio della centuriazione romana, in una zona già orientata verso Cervia-Ravenna; dall’altra le pievi sorte invece in collina, posta alla destra e alla sinistra del fiume Savio. A differenza di ciò che è accaduto per la città di Cesena, non esiste un’ampia bibliografia e in molti casi la storia di queste chiese non è stata curata da storiografi più noti. Per rendere più accurata l’indagine sulle pievi si sono inserite numerose immagini fotografiche che mostrano lo stato attuale di queste chiese o di quelle sorte sulle antiche, i restauri e i rimaneggiamenti avvenuti nei secoli. Là dove non esistevano piantine “ufficiali”, ho provveduto a disegnarle attraverso un sistema su computer con il sistema CAD COCREATE ME10, non in scala reale.



ABBREVIAZIONI

 

 

AAR

Archivio Storico arcivescovile di Ravenna.

 

ACC

Archivio del Capitolo della Cattedrale di Cesena.

 

AMR

«Atti e memorie della Deputazione di Storia Patria per le province di Romagna», Bologna, 1862

 

AqN

Aquileia nostra, Bollettino dell’Associazione Nazionale per Aquileia, Aquileia, dal 1930.

 

ASC

Archivio di Stato di Cesena.

 

ASR

Archivio di Stato di Ravenna.

 

BCC

Biblioteca Comunale di Cesena.

 

BECCR

Bollettino Economico della Camera di Commercio di Ravenna.

 

CARB

 

Corso di cultura sull’arte ravennate e bizantina, Ravenna, Edizione Girasole, dal 1955.

 

CC

Corriere Cesenate, settimanale della diocesi di Cesena-Sarsina, dal 1967.

 

CCIA

Bollettino Mensile Camera del Commercio dell’Industria e dell’Agricoltura di Forlì.

 

CIL

Corpus Iscriptionum Latinarum consilio et auctoriatate. Academie literarum Borussicae Editum, Berdini.

 

FR

Felix Ravenna, Rivista di Antichità Ravennati, cristiane e bizantine, Ravenna, Edizioni Girasole, dal 1911.

 

MGH

Monumenta Germaniae Historica, Hannover-Berlin 1826-

 

PL

Patrologiae cursus completus. Series Latina, ed. Migne, Paris 1850-1855.

 

RAF

Rubiconia Accademia dei Filopatridi, Savignano sul Rubicone.

 

RDAe

Rationes Decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV - Le decime nei secoli XIII e XIV- Aemilia, a cura di A. Mercati, E. Nasalli-Rocca, P. Sella. («Studi e testi», 60), Città del Vaticano 1933.

 

«RAS»

«Romagna arte e storia », Rimini, 1981-

 

RdC

Resto del Carlino, quotidiano nazionale dal 1825.

 

RIS

Rerum Italicarum scriptores, ed L. A. Muratori, Mediolani 1723-1751.

 

SR

Studi Romagnoli, società di Studi Romagnoli, Lega editore, Faenza-Cesena, 1950-

 

 

 


CAPITOLO 1

 

 

1.1 Le origini della città di Cesena.

 

“E quella cu’ il Savio bagna il fianco, / così com’ella sie’ tra il piano e ’l monte,...”[1]

 

Sicuramente emblematici sono questi due versi danteschi che descrivono in maniera efficace e chiara la posizione topografica della città di Cesena. E proprio perché i cesenati si sono riconosciuti nelle parole che Dante ha utilizzato nel dialogo con Guido da Montefeltro per descrivere la condizione della Romagna, queste stesse terzine sono ben visibili agli occhi di tutti e sono riportate in una iscrizione commemorativa nella Rocca Malatestiana, in Piazza del Popolo, nel cuore della città.

La storia di Cesena, così come Dante ha voluto evidenziare, è stata, soprattutto all’inizio, molto condizionata dalla struttura del territorio e i mutamenti idrogeologici della zona sono da considerare elementi importanti per conoscere, approfondire e, per quanto riguarda Cesena, ipotizzare una storia che purtroppo ha ancora, soprattutto fino al periodo alto medioevale, troppe lacune.

Cesena è sita al centro della Romagna, (Tav. I) in una pianura molto fertile (e questo territorio così fecondo sarà soprattutto dall’epoca romana in poi sfruttato al massimo con il sistema della Centuriazione) delimitata a nord-est dal corso del fiume Savio, a oriente dal Mare Adriatico, a sud-ovest dalle pendici appenniniche, in posizione equidistante tra le città di Forlì (l’antica Forum Livii) e Rimini (Ariminun, fondata dai Romani nel 268 a.C.).

 

Cesena e il territorio cesenate, soprattutto a partire dall’epoca romana, hanno non solo una conformazione territoriale ben delineata, ma vivace e produttiva è la vita della città e delle campagne circostanti ormai occupate, in particolare dopo il 268 a.C., dai cittadini romani.

Prima di questo momento storico però, alcuni ritrovamenti permettono di affermare che Cesena e il cesenate sono frequentati dall’uomo sicuramente fin dal 10.000 a.C., ma, ipoteticamente, anche da 30.000-40.000 anni fa. Naturalmente tornando così indietro nei secoli, risulta indispensabile, parlando di preistoria della Romagna, un riferimento costante alla preistoria nazionale[2].

È stato possibile ricostruire ogni età preistorica di Cesena e dintorni grazie ad alcuni ritrovamenti esigui, ma veramente importanti (Tav. II): manufatti del paleolitico medio e superiore sono stati segnalati nel cesenate, in particolare in corrispondenza di terrazzi fluviali del fiume Savio; sono stati rinvenuti un insediamento paleolitico nella Fornace di San Damiano e uno a Sapinecchio di Taibo (due località vicine a Mercato Saraceno). Durante l’età neolitica[3], con il passaggio ad una economia agricola e di allevamento, anche nel territorio romagnolo si diffonde la cultura della ceramica impressa, soprattutto a Imola e a Fiorano dove ci sono testimonianze abitative di questa cultura. L’area cesenate viene a trovarsi però ai margini dell’area di diffusione di questa cultura. È stato invece ritrovato a nord-est di Cesena un giacimento del neolitico superiore a cultura di Diana. Sono state rinvenute testimonianze dell’età eneolitico[4] a Panighina tra Bertinoro e Cesena, un insediamento dell’età del Bronzo antico a Diegaro e vicino Cervia, ma soprattutto a Capocolle di Bertinoro (sono stati trovati numerosi oggetti di ceramica grezza) e a Mensa e, per quanto riguarda il bronzo recente, l’insediamento di Case Missiroli e S. Martino in Fiume, frazioni di Cesena. Nell’età del Ferro[5] si sviluppa la cultura villanoviana, in particolare però a Verrucchio e nel riminese; successivamente sempre nel bolognese sorge Marzabotto, e tutto il territorio della pianura padana fino all’Adriatico viene raggiunto dalla cultura e dalla dominazione etrusca (siamo agli inizi del V sec. a.C.). All’espansionismo etrusco va associato anche quello di popolazioni centro-italiche con cultura etrusca, ma di ceppo Umbro. Questi Umbri storici raggiungono la Romagna fino a Ravenna. In questo momento vengono fondate Sarsina e Mevaniola. Essi portano idee innovatrici soprattutto riguardo all’urbanistica (da insediamenti canapicoli si passa alle case murate) e c’è chi sostiene che lo stesso nome di Cesena (Caeséna) è retaggio di questa occupazione umbra[6] così come per Ravenna. Alla fine del V o all’inizio del IV sec. a.C. cessa la maggior parte degli insediamenti umbro-storici e continua l’espansionismo celtico, già iniziato dal VI sec. a.C. L’incursione dei Galli Senoni, culminata con il sacco di Roma, viene datata tra il 391 e il 386 a.C. e i Galli Boi conquistarono Felsinea, difesa dagli Etruschi, verso il 350 a.C. In realtà le testimonianze dei Galli in Emilia e in Romagna sono molto più scarse di quello che si pensava perché gli stessi Galli conquistatori sono sopraffatti dalla cultura più evoluta e radicata degli Etruschi. Conferma di questo è il notevole ritrovamento di numerosi manufatti appartenenti ad insediamenti di cultura etrusca: l’insediamento di Casa del Diavolo, di via Cerchia, di S. Egidio e di Villa Chiaviche. La dominazione celtica nella pianura portò di fatto un incremento della agricoltura (i cereali) e dell’allevamento, specie quello suino. Inoltre i Galli contribuirono a spezzare l’unità di quei gruppi tribali umbri che si estendevano al centro della penisola. In particolare questo avvenne per gli Umbri Sapinates, che avevano il loro capoluogo a Sarsina. I Galli divisero così il blocco dei Sapinates: Ravenna e qualche villaggio del basso Savio restarono, sembra, indipendenti, tutta la pianura di mezzo e le colline, compreso il Garampo, furono invece occupati, e sui monti si raffermò uno stato indipendente, chiamato, in particolare da Livio, la tribus Sapina, di cultura umbra, di economia pastorale e di abitudini tendenti alla sedentarietà. L’avvenimento che aprì la Cisalpina ai Romani fu la fondazione di Rimini, come colonia di diritto latino, nel 268 a.C. I Romani allargarono poi il dominio trionfando sui Sarsinati e quindi controllando i passi dall’alto bacino del Tevere alla Romagna, e in particolare dell’alta valle del Savio[7].

 

 

1.2 Curva Caesena.

 

Scarse sono le conoscenze archeologiche riguardo alla città di Cesena del periodo romano[8] e, per questo si possono compiere soltanto ipotetiche ricostruzioni, ancor oggi non si conosce quale era la collocazione del Foro, il luogo sacro, a quale tribù romana era ascritta la cittadinanza romana. Esiste però una raffigurazione, quasi sicuramente stereotipata, di Cesena indicata con il toponimo di Curva Cesena, a causa, come si parlerà in seguito, della sua collocazione e del suo sviluppo urbano che andava a formare una sorta di “u” presso il colle Garampo: è presente nella Tavola Peutingeriana conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna, in un meraviglioso rotolo geografico colorato del 1265 ca. Nel quarto segmento (Tav. III) curva Caesena è rappresentata con la tipica vignetta di due torri accostate, non identiche, sotto le quali si apre una porta con arco acuto. Non vi è accordo tra gli esperti circa il significato, reale o simbolico, da attribuire a quelle vignette: prevale l’orientamento a considerarle come ideogrammi dei luoghi di tappa (mansiones) del servizio di trasporto pubblico[9]. Certo è che l’attuale città di Cesena non corrisponde a quella romana, la città più antica era situata sicuramente più in alto: o sul colle Garampo, il cui nome è forse di origine etrusca, o nella zona della Rocca Malatestiana. Infatti l’abrasione dei pendii nel corso dei secoli con le conseguenti successive trasformazioni del territorio, soprattutto in rapporto agli spostamenti del fiume Savio, ha portato via ogni strato romano; ai piedi del Garampo, sotto l’attuale centro storico, là dove certamente in epoca romana era ubicata tutta una serie di attività produttive, qualche cosa si recupera, ma l’attività edilizia del tempo malatestiano e di quello pontificio poi furono a Cesena così intense che hanno in qualche modo modificato gli strati delle età precedenti. Cesena era un centro modesto per dimensioni, ma importante per la situazione geografica e quindi strategica e per la produttività del suo territorio. A sud (Tav. IV) il confine era dato dal fiume Rubicone con il suo corso; a est dall’agro centuriato, lungo la strada da Pisignano a Villalta, forse raggiungendo il mare, toccava i confini della diocesi di Ficuclae (Cervia), e si espandeva a est del Dismano sui bordi della diocesi di Forlimpopoli, penetrando nella valle pedemontana del Savio fino al limite della diocesi di Sarsina. Sulla scia dei grandi movimenti economici e sociali del IV del III secolo a.C., la storia di Cesena prende inizio per questioni di difesa, di intraprendenza, di sfruttamento del terreno che le suddetta conquista di Sarsina (266 a.C.) e la fondazione di Rimini (268 a.C.) posero ai Romani. Conseguenza della fondazione di Rimini, fu la bonifica e l’appoderamento con la distribuzione ai coloni di tutto il territorio a sinistra del Marecchia, forse sino al fiume Savio. Nacque così l’agro cesenate vero e proprio che reca uno dei pochi esempi ancora evidentissimi di centuriazione romana. Questo è un sistema di appoderamento del territorio che, disboscato e bonificato, è ripartito in grandi quadrilateri di circa 700 m di lato; il settore cesenate conservato si presenta in forma di triangolo rettangolo: il cateto di base (o orizzontale) è costituito da uno dei decumani (le strade con andamento est-ovest), mentre il cateto verticale è dato dall’ultimo dei cardini (le strade con andamento nord-sud) parallelo al corso del Savio, l’ipotenusa corrisponde alla linea di chiusura di questo settore di centuriazione, l’attuale via tra Pisignano e Villalta. La centuriazione cesenate fu compiuta[10] ben prima della grande centuriazione romagnola occidentale, che ha per asse la via Emilia ed è posteriore al suo tracciato (la via Emilia fu tracciata nel 187 a.C. a cura di Marco Emilio Lepido); la bonifica del territorio cesenate, attuata in diretta prosecuzione geometrica e con il medesimo orientamento (secundum coelum) di quella riminese, fu compiuta prima dell’inizio della seconda guerra punica, perché la discesa di Annibale, che coinvolse anche il territorio in questione, non avrebbe consentito queste operazioni; al termine della guerra già si facevano piani di conquista definitiva di tutta la Cisalpina, facendo perno, salvo i lavori centuriali, già esistenti, sulla via Emilia. La centuriazione, se non fu operata subito dopo la fondazione di Rimini, fu compiuta negli anni che videro l’attività del capo popolare e magistrato romano Gaio Flaminio, a cui per altro si deve il tracciato della via Flaminia, che conduceva Roma a Rimini. La futura via Emilia, che può così considerarsi una continuazione della Flaminia, dopo aver valicato un ponte sotto il Garampo, si biforcava: a destra verso la via Dismano, in direzione Ravenna; di fronte verso la Panighina, in direzione Bologna, verso Piacenza; in direzione del Dismano faceva capo la pista di fondovalle del Savio che veniva da Sarsina: così Ravenna era collegata alla "capitale umbra". La via Emilia compiva così una serie di curve, attorno al colle Garampo: per questo, secondo alcune fonti, alla città venne ben presto dato l’appellativo di Curva Caesena[11]. Minimi ancor oggi sono i dati archeologici e i conseguenti elementi topografici utilizzabili per ricostruire l’antico impianto urbano, così che è possibile solo accennare la plausibile estensione del sobborgo in epoca già avanzata: il limite meridionale (Tav. V) era certamente dato dalla formazione collinare su cui era attestata la roccaforte; a ovest il confine estremo è probabilmente restituito dalla necropoli di età flavia, scoperta nel 1953, poche centinaia di metri oltre il passaggio della via consolare sul Savio; il confine settentrionale dovrebbe essere la via dei Molini, dove si scoprirono alcuni sarcofagi appartenenti ad una necropoli tardo antica[12], difficili da stabilire sono i confini orientali del municipio. Il tessuto viario si mantiene solo in parte, nella zona centrale attorno a Piazza del Popolo; tracce dell’antica struttura sono riconoscibili soprattutto negli assi di via Chiaramonti-Comandini, corrispondenti alla testata meridionale del cardo maximus; le vie Sozzi-Cavour corrono sul tracciato della tangente (attuale Cervese) Caesena-Popilia; le vie Valzania, C.so Comandini, C.so Garibaldi, P.zza del Popolo, V.le Mazzoni, Lugaresi coprono l’antica linea serpeggiante della via Emilia. Un ulteriore dato interessante è stato il ritrovamento, tra il ponte Vecchio e il Ponte della Ferrovia, nei pressi dell’Ippodromo di resti riferibili ad un piccolo imbarcadero, di struttura lignea, sull’antico corso del fiume Savio che risulta così scorrere, in epoca romana, più a occidente dell’alveo attuale. Cesena, come è già stato detto, probabilmente già dal III sec a.C., aveva una funzione urbana: forse era un fortilizio, o un centro di servizi, con pochi edifici, e qualche spazio di aggregazione[13]. Nella città, lontana dal divenire il centro urbano e da avere una costituzione municipale; il conciliabulum fu un importante punto di raccolta con alcuni servizi comuni per i coloni del territorio e per quei cittadini romani che avevano posto il loro insediamento lungo la pista o presso quel primo insediamento: carrettieri, stallieri, tavernieri, fabbri ferrai e carpentieri, mercanti. Dall’entroterra appenninico continuarono a giungere pelli, lane, carni, latticini, legname. Tra gli spazi ad uso collettivo non doveva mancare un luogo sacro, di cui però non si ha nessuna traccia. Impossibile è pensare quale divinità fossero venerate: oltre a Giove, forse anche divinità femminili legate alla prosperità della terra. Non ci furono difficoltà nell’amalgama di popolazioni, credenze, culture, lingue, il latino divenne ben presto la lingua comune e continuò la crescita delle varie produzioni. Dopo la guerra annibalica, il governo romano diede corso alla definitiva conquista della Cispadana e alla disfatta dei Galli Boi. Si fondano così altre città per incentivare ovunque la produzione e cercare soluzioni ai tanti problemi con il proletariato. In Romagna e nel cesenate si bonificarono altri territori, e, lungo la via Emilia, furono fondate: Forum Livii (Forlì), Faventia (Faenza), Forum Cornelii (Imola) e Claterna[14]. Nel 187 a.C. fu tracciata la via Emilia e c’è da ritenere che proprio l’indicazione delle miglia, richieste da Lepido ai suoi militari, siano la prima testimonianza di alfabetizzazione epigrafica. A metà del II sec a.C. ci fu una bonifica parziale tra Savio e Ronco, verso la riviera e venne fondata Forum Popili (Forlimpopoli). Venne tracciata anche una strada (con una tecnica viaria tipica dell’età dei Gracchi) rettilinea che collegava Cesena a Pinarella; si inquadra in questa opera anche la via Popolia condotta nel 132 a.C. da Rimini a Ravenna fino ad Adria.

Il I sec. a.C. costituisce per l’Italia un periodo di guerre civili, di conflitti, di rivolgimenti; in questo momento si deve la costituzione del comune di Cesena. L’antico conciliabulum si trasforma in una circoscrizione autonoma, in un municipium[15]. Nel successivo periodo imperiale sotto Augusto, cominciano le documentazioni archeologiche: l’abitato inizia a scendere e a estendersi nel piano, la città e i suoi domini dovevano avere un buon tenore di vita. In campagna si incontra sempre più la presenza di grosse fattorie, le villae, segni della concentrazione della proprietà fondiaria[16]. Nel territorio cesenate non si fece troppo sentire la crisi generale dell’impero, proprio grazie alla ricchezza delle terre. La rapida crescita di Ravenna e del suo porto aiutarono molto Cesena e la sua economia.

Poco di sicuro si può dire della sorte che è toccata a Cesena[17] e al suo territorio nelle complesse vicende amministrative che partono dalla provincializzazione del territorio italico in particolare con l’imperatore Diocleziano (284-305). Secondo A. Chastagnol[18] a partire dal 281/82 erano presenti dei governatori di due grandi partizioni amministrative dell’Italia, i correctores. Questa carica, negli anni che precedono immediatamente la divisione in province del territorio italico, fu unificata nella carica di governatore di entrambe le province d’Italia (corrector utriusque Italiae). C’è un solo documento[19] che consente di definire il confine meridionale del distrettto settentrionale: per ciò che riguarda l’Etruria, esso doveva passare a sud di Firenze; questa divisione in due parti della Toscana non durò a lungo, dal momento che, al momento della divisione in province dell’Italia, tutta la Toscana, legata all’Umbria nella provincia denominata Tuscia-Umbra, fu assegnata al raggruppamento meridionale delle province italiche, la così detta diocesi suburbicaria. Alla fine del IV sec. però fu ripresa nella divisione della provincia di Tuscia-Umbra in due parti, la settentrionale, detta Tuscia annonaria, assegnata al raggruppamento settentrionale delle provincie italiche, la cosiddetta diocesi annonaria, la meridionale assegnata alla diocesi suburbicaria. Anche questa suddivisione non durò a lungo, e la Tuscia annonaria ha continuato a far parte della diocesi annonaria, aggregata all’Aemilia. Non si riesce ad attribuire Cesena al distretto settentrionale o meridionale, perché non si attribuisce la città all’Aemilia o alla Flaminia. Un documento del 354 potrebbe far pensare che a quella data la città appartenesse alla provincia di Aemilia et Liguria, un ampio distretto che comprendeva l’attuale Piemonte, Liguria, Lombardia fino all’Adda, ed Emilia. Di questo periodo sono anche due disposizioni legislative, che riguardano direttamente il consiglio municipale di Cesena: una è la costituzione dell’imperatore Costanzo II che sollecitava i contribuenti dell’Italia annonaria secondo la disposizione già emanata da Costante a procurare il vino fornito per i magazzini dello stato. Questa prima disposizione pone in particolare il problema se il vino richiesto alla città fosse destinato al cellarium, ovvero a quella dispensa di derrate alimentari destinate alla distribuzione alla plebe della città; l’altra disposizione si riferisce ad una legge indirizzata al senato di Cesena (in data 22 maggio 354), riguardanti l’illegittimità dell’esenzione dagli obblighi curiali per chi rivestisse dignità onorarie. Un altro episodio che riguarda Cesena nel IV secolo è la probabile visita alla città dell’imperatore Costanzo II, come si desume da una costituzione di questo imperatore emanata appunto da Cesena il 23 maggio 346. Nel V secolo l’unico riferimento a Cesena è in opere letterarie è la citazione di Sidonio Apollinare[20] in una lettera indirizzata all’amico Candidianus nel 468, anno in cui il poeta ricopre la carica di prefetto urbano a Roma (Candidianus era di Cesena). Non si ricava però nessuna indicazione significativa sulla Cesena tardo-antica.

In età ostrogota, Cesena ebbe un ruolo importante nella guerra tra Goti e Bizantini, come solida fortezza gotica, grazie alla posizione arroccata sul Garampo che consentiva un agevole controllo della via Emilia; questa scelta comportò la costruzione di opere murarie che probabilmente incisero profondamente sull’assetto urbanistico della città. L’importanza della città era già stata percepita da Odoacre nel 490, quando, sconfitto pesantemente da Teodorico sull’Adda, ripiega su Ravenna e decide il rafforzamento di Cesena e di altre città che si trovano in posizione strategica[21].

Non si può concludere la storia di Cesena nel periodo tardo antico non ricordando importanti ritrovamenti archeologici che sono stati fatti. In particolare, oltre ai mosaici pavimentali rinvenuti in via Tiberti (di cui si farà cenno più avanti) ricollegabili al tessuto urbano della città romana, sono da ricordare i famosi piatti argentei di fabbrica levantina i cui proprietari, di considerevoli possibilità economiche, nascosero sotto terra per paura delle razzie frequenti e che portarono ben presto ad un decadimento della città e della regione. Oltre a questo, recentissima è la scoperta di un pavimento mosaicato a disegni geometrici, probabilmente l’atrio di una domus del II-III secolo d.C.[22]

Ancora alla fine del V sec.[23] papa Gelasio parlava dello spopolamento dell’Emilia come della Toscana, anche se l’età teodoriciana sembra mostrare un serio impegno al ripristino delle città emiliane dopo le razzie e gli abbandoni, con la costruzione o il riattamento di mura e di opere idrauliche. Il trasferimento della capitale dell’impero da Milano a Ravenna da parte dell’imperatore Onorio, concentrò nella città funzionari e militari, in gran parte di origine barbara, e vi attrasse un’ampia gamma di commercianti, artigiani, professionisti e religiosi. Naturalmente tutto questo influenzò ancora una volta anche Cesena e il cesenate, anche per quanto riguarda la diffusione del Cristianesimo. Il prestigio metropolitico di Ravenna, ha sempre fatto pensare che da questa città, e in particolare da Classe, avesse preso origine la prima missione evangelizzatrice in Romagna. Oggi però sembra si possa supporre[24] un’origine pluralistica del cristianesimo emiliano-romagnolo. Il punto di partenza è prima di tutto da Ravenna, ma anche con i più antichi reperti cristiani di Classe non arretriamo oltre la fine del II secolo, inizio del III. Proprio in questo periodo va ascritta l’organizzazione di una comunità cristiana intorno ad una sicura presenza episcopale a Milano, la città che si avviava a divenire il centro della vita civile dell’Italia centro-settentrionale; l’azione evangelizzatrice nel corso del III sec. toccò l’Emilia nord-occidentale, poi attraverso la via Emilia, si diffuse in Romagna. Altri influssi sarebbero potuti giungere anche da Aquileia, la cui sede vescovile si costituì intorno alla metà del secolo III. Quanto poi ai centri sud orientali della regione, deve essere fatta anche l’ipotesi di una missione evangelizzatrice di origine romana, diretta da Rimini lungo la via Flaminia o per mare. I primi nuclei di vita cristiana furono riguardarono comunque le città, in quanto centri di vita politica, culturale, commerciale, e perciò luogo di frequenti scambi di popolazione.

Per concludere c’è da accennare ad una carestia che colpì il territorio cesenate durante la guerra gotica, avvenimento che fecero morire di fame numerosissime persone[25].


CAPITOLO 2

 

 

2.1 La diffusione del Cristianesimo.

 

Prima di sviluppare in maniera più ampia il discorso sulla diffusione del cristianesimo a Cesena e nella sua diocesi, è importante offrire una panoramica generale sulla formazione delle istituzioni ecclesiastiche[26]. A questo proposito appare necessario ricordare[27] che la Buona Novella fu propagata nella penisola, ed in generale nei paesi occidentali, con la stessa intensità che nelle terre orientali. Nel I e II secolo d.C. addirittura i cristiani d’Italia non erano numerosi come quelli abitanti le province orientali dell’impero. A Roma l’elemento straniero e orientale prevaleva su quello italiano; il cristianesimo trovava maggiori ostacoli in Italia piuttosto che in Oriente, perché le classi colte italiane vedevano nella nuova religione un avversario irriducibile all’economia politica di Roma, mentre le plebi italiane erano molto legate ai culti locali. Il primo centro di irradiazione e propagazione del cristianesimo fu Roma, anche se ben presto il Vangelo si diffuse in tutta Italia.

In particolare nel nord del paese il cristianesimo si espanse nel territorio denominato Gallia Cisalpina, nel quale era ubicata anche la città di Cesena e la sua diocesi. Questo territorio infatti comprendeva l’odierna Italia settentrionale e solo una parte (quella superiore) della centrale; il confine a sud correva sulla linea ideale che unisce il fiume Serchio e il fiume Rubicone, più a sud di quella linea c’era la «regione» o «provincia» dell’Etruria (e Umbria) «annonaria» che aveva il suo confine appena al di sotto di Volterra: grosso modo il territorio dell’Italia annonaria cioè quella parte della penisola alla quale verso la fine del III secolo l’imperatore Massimiano impose il pagamento dell’annona per il mantenimento della corte imperiale. In questi territorio si svilupparono in età romana città importanti, meno numerose e quindi dotate di un proprio territorio più ampio rispetto a quello delle città del resto d’Italia. (Tav. V1).

Le prime sedi episcopali furono fondate nelle maggiori città[28]: a Milano e a Ravenna, circa nell’anno 200, poi ad Aquileia verso la metà del III secolo; nell’età precostantiniana non ci furono altre sedi notevoli a nord dell’Appennino; verso la fine del periodo costantiniano si aggiunsero Padova, Verona, Brescia, Bologna. Altre sedi furono create nel IV secolo: Como, Lodi, Novara, Concordia, Vercelli, Torino, Rimini, Imola, «Claterna», Modena, Parma, Piacenza, Tortona, Genova, Parenzo, Altino, Trento, Pavia, Bergamo, Spoleto, Gubbio, Chiusi, Firenze, Firenze, Lucca, Pisa, probabilmente già Siena, forse Perugia e Arezzo. Per quanto riguarda Cesena si parlerà più diffusamente in seguito della nascita e dello sviluppo della sua diocesi.

Nel momento in cui le antiche sedi episcopali erano ormai costituite[29], alla metà del secolo VI, prima dell’invasione longobarda, non tutte le circoscrizioni diocesane avevano corrispondenza con i territori delle città romane, perché non era infatti un criterio determinato delle autorità ecclesiastiche. Nell’insieme il quadro della riparazione territoriale non ne risultò sconvolto e soprattutto l’istituzione della sede vescovile aiutò i centri urbani (specialmente i minori) a sopravvivere alla grande crisi interna e alle invasioni: anzi venne accresciuta la funzione della città come centro vitale di un territorio. Dopo la pace costantiniana[30], nell’ambito territoriale civile della diocesi italiciana risultavano costituite due province ecclesiastiche, le quali facevano capo rispettivamente a Roma e a Milano, divenuta sede imperiale già dalla fine del III secolo con Massimiano. L’incursione unna, la guerra greco-gotica, ma soprattutto l’invasione dei Longobardi e la strutturazione politico-amministrativa da questi imposta determinarono variazioni molto più sensibili che per il passato nella organizzazione ecclesiastica diocesana. Scomparvero antiche diocesi, come «Claterna» e Brescello nell’Emilia: la prima, probabilmente per la guerra gotico-bizantina, la seconda per la distruzione operata nel settembre 603 da Agilulfo. Conseguenza dell’invasione longobarda[31] furono anche alcuni importanti trasferimenti delle sedi vescovili da una zona ad un’altra e alcune diocesi rimasero anche per un tempo prive di vescovo. Le nuove circoscrizioni civili longobarde si differenziarono per il loro ambito rispetto a quelle romane e alle ecclesiastiche: tutto questo riassetto, pacifico o violento che fosse, determinò un maggior divario fra le circoscrizioni politico amministrative, gli antichi territori municipali e le ecclesiastiche. Variazioni negli ambiti circoscrizionali delle diocesi furono determinati anche dalla stabilizzazione dei limiti fra i territori longobardi e bizantini. Nel secolo X ci furono ancora alcuni spostamenti di sedi vescovili a causa di incursioni barbariche. Dopo il Mille[32], poche furono le novità relative alle sedi vescovili, le novità maggiori riguardano la costituzione di nuovi metropoliti e arcivescovadi. Sullo scorcio del secolo XI Urbano II aveva iniziato un’ampia opera di ristrutturazione della Chiesa in Italia, in particolare nella zona del Tirreno e nell’Italia meridionale: istituisce nuove sedi e circoscrizioni primaziali in Italia, dove fino ad allora l’unico primate era stato il Papa.

 

 

2.2 La diffusione del cristianesimo a Cesena.

 

Forse è proprio Cesena (Tav. VII) la città romagnola per la quale bisogna attendere a lungo, anche più che a Forlì, Forlimpopoli e Cervia, la prima notizia dell’immissione del Cristianesimo e dell’esistenza di una diocesi